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Full text of "La pietra del paragone; melodramma giocoso, da rappresentarsi nell'I.R. Teatro alla Scala, la primavera del 1829"

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LA  PIETRA 

DEL 

PARAGONE 

MELODRAMMA  GIOCOSO 

DA  RAPPRESENTARSI 

NELL'  1.  R.  TEATRO  ALLA,  SCALA 

I-A  PRIMAVERA  DEL  1829 


MILANO 

PER  ANTONIO  FONTANA 


M.DCCC.XXIX 


ARGOMENTO 


icco  non  meno  ^  che  generoso  e  di  gentili  co- 
stumi fornito  era  il  Conte  Asdrubale:  e  molti  ospiti 
di  sesso  y  di  carattere  ,  e  di  condizione  diversi  ren^ 
deano  brillante  la  sua  s^illeggiatura. 

Il  desiderio  dì  procacciarsi  un  erede  per  mezzo 
del  matrimonio  combatteva  in  lui  con  la  supposta 
difficoltà  di  trovare  una  buona  moglie. 

Aspiravano  sovra  tutte  P  altre  alla  destra  di  lui 
tre  vedove ^  cioè  la  Marchesa  Clarice,  la  Baronessa 
Aspasia,  e  Donna  Fulvia.  inclinazione  del  Conte 
era  veramente  per  la  Marchesa  :  ma  prima  di  sce- 
gliere voleva  egli  ad  evidenza  conoscere  quale  di 
queste  fre  per  disinteresse  e  per  sincerità  di  cuore 
ne  fosse  piii  meritevole. 

Alla  fine  per  via  di  varj  sperimenti^  de^  quali  non 
era  consapevole  che  il  solo  Fabrizio  ,  ^  suo  fedele 
maggioì^domo  ^  pervenne  allo  scopo  desiderato. 

Per  ornamento  deW  azione  principale  si  sono  in 
essa  introdotti  tre  personaggi  episodici:  il  Cavalier 
Giocondo  5  leale  amico  del  Conte  ^  e  poeta  supe- 
riore alla  maligna  ed  insulsa  dicacità  de^  Momi  ; 
Macrobio ,  dispregievole  scrittorello  di  giornaletti  d^ 
r  iìifima  classe  /  e  Pacuvio ,  poeta  spropositato. 


NB.  —  Lo  scopo  della  brevità ,  necessaria  nella  corrente 
stagione,  ha  fatto  si,  che,  oltre  a  parecchj  recitativi  e  pezzi 
di  musica  esclusi  dalla  stampa,  molti  versi  sono  stati  an- 
che virgolati ,  per  indicare  che  si  ometteranno  nella  rap- 
presentazione. 


PERSONAGGI 

La  MARCHESA  CLARICE ,  vedova  brillante,  accorta  e 
ili  buon  cuore,  che  aspira  alla  destra  del  Conte  Asdrubale 
Signora  ADELAIDE  COMELLI-RUBINL 

La  BARONESSA  ASPASIA  [ 

I  rivali  della  malesi  tua  non 
Signora  ADELAIDE  VALENTINI.  ]  '^'^ 

<  per  amore ,  ma  per  solo 

DONNA  FULVIA    .    .    .  f„t,,,,^. 

Signoi-a  TERESA  RUGGERI.  \ 

Il  CONTE  ASDRUBALE,  rkco  signore,  alieno  dair  am- 
mogliarsi non  per  assoluta  avversione  al  matrimonio,  ma  per 
supposta  difficoltà  di  trovare  una  buona  moglie 

Signor  ANTONIO  TAMBURINI. 

Il  CAVALIER  GIOCONDO,  Poeta  amico  del  Conte,  e 
modesto  amante  non  corrisposto  della  Marchesa  Clarice 

Signor  GIO.  BATTISTA  RUBINI. 
MACROBIO5  Giornalista  imperito,  pre»untiK)eo  e  venale 

Signor  GIUSEPPE  FREZZOLINI. 
PACU VIO  5  Poeta  ignorante 

Signor  DOMENICO  SPIAGGI. 
FABRIZIO 5  Maestro  di  casa,  e  confidente  del  Conte 

Signor  LUIGI  ASTI. 

Cori  di  Ospiti,  Cacciatori  del  Conte,  e  SoWali. 
Varie  Comparse  in  diverso  carattere. 

L**  azione  si  fìnge  in  un  popolato  e  ricco  Borgo  ,  poco  Jpn- 
lano  da  una  delle  principali  Città  5  nelle  vicinanze  del  Égri^ 
medesimo ,  e  particolarmente  in  un**  amena  villeggiatura.-  del 
Conte  Asdrubale  ivi  situata. 


MUSICA  DEL  MAESTRO   SIG.  GIOACHINO  ROSSINI 

Le  Scene  sono  nuove 
eseguite  da}  sig.  Alessandro  Sanquimco 


BALLERINI 

Int^eniore  e  Compositore  de'  Balli 
Sig.  Galzep.am  Giovanni 
Primi  Ballerini  serj 
Signor  Samcngo  Paolo  -  Signora  Samengo-Brugnoli  Amalia 
Signore  Conti  Maria  -  Besozzi  Angiola 
Primi  Ballerini  per  le  parti 
Signori  Bamarini  Antonio  -  Trigambi  Pietro  -  Goldoni  Giovaiìni 
Signore  Stefanini  Elisabetta  -  Bencini  Giuditta 
Pi  "imo  Ballerino  per  le  parli  giocose 
Signor  A  leva  Anionio 
Pi  imi  B allei  ini 
Signori  Marchesi  Carlo  -  Bondoni  Pietro 
Primi  Ballerini  di  mezzo  carattere 
Sip^nori  Baranzoni  Giovanni  -  Masini  Luigi  -  Luzina  Giovanni 
Signore  Novellau  Luigia  -  Gabba  Anna  -  Terzani  Catterina 
Jllri  Ballerini  per  le  parti 
Signori  Bianciardi  Carlo  -  Silei  Antonio  -  Trabattoni  Giacomo 
Altri  Ballerini 

Signori  Borresi  Fioravanti  -  Cipriani  Pietro  -  Ponzoni  Giuseppe 
Capretti  Ant.  -  Villa  Frane.  -  Caldi  Fedele  -  Fontana  Giuseppe 
Bencini  Francesco  -  Croce  Gaetano  -  Sevesi  Gaetano 
Signore 

Viscardi  Gio.  *  Brasclii  Eug.  -  Ardejnagni  Luigia  -  Scanagatti  Carolina 
Imperiale  Piegia  Accademia  di  Ballo 
Maestri  di  Perjezionamento 
Signor  GuiLLET  Claudio  -  Signora  Guillet  Anna  Giuseppina 
Maestro  di  Ballo  -  sig.  Villeneuve  Carlo 
Maestro  di  mimica  ed  aggiunto  -  signora  Monti cini  Teresa 

Allietai  EMERITI  delV  Imperiale  Regia  Accademia 
Signore  Vaghi  Angiola,  Nolii  Giuseppa,  Vignola  Margherita, 
Caz^zaniga  Rachele  ,  Romani  Giuseppa  ,  Braghiera  Rosalba 
Pizzi  Amalia  ,  Turpini  Virginia 
Signori  Grillo  Gio.  Battista  ,  Casati  Tommaso ,  Della  Croce  Carlo 

Altri  Allievi  deW  Imperiale  Regia  Accademia 
Sig«iore  Carcano    Gaetana ,  Trabattoni  Anna,   Bonalumi  Carolina 
Braschi  Amalia,  Opizzi  Rosa,  Filippini  Carolina,  Pozzi  Angiola 
Aureggio  Luigia,  Molina  Rosalia,  Cafulio  Giuseppa ,  Oggioni  Fel. 

Effepi  Carolina,  Sassi  Luigia,  Crippa  Carolina,  Monti  Elisabetta 
Gflp  Adelaide  ,  Padditi  Carlotta  ,  Superti  Adelaide,  Serie  Fraixc. 
^  '   Conti  Carolina  ,  Merli  Teresa ,  Anselman  Carolina , 
Garrera  Vincenza,  Bellini  Teresa 
^Signori  Vago  Carlo ,  Quatiri  Aurelio ,  Viganoni  Solone 
I  Colombo  Benigno  ,  Gramigna  Giovanni 

0  Ballerini  di  concerto 

JN.®  dodici  Coppie 


Maestro  al  Cembalo 
Slg.  Lavigna  Vincenzo. 
Primo  Violino ,  Capo  d*»  Orchestra 

Sig.  Rolla  Alessandro. 

Altro  primo  Violino  in  sostituzione  al  sig.  Rolla 

Sig.  Cavinati  Giovanni. 

Primo  Violino  de''  Secondi 

Sig.  Giacomo  Buccinelli. 
Primo  Violino  per  i  Balli 
Sig.  PONTELIBERO  FeRDINANBO. 
Altro  primo  Violino  in  sostituzione  al  Sig.  Pontelibero 
Sig.  De  Bayllou  Francesco. 
Primo  Violoncello  al  Cembalo 
Sig.  Merighi  Vincenzo. 
Altro  primo  Violoncello  in  sostituzione  al  sig.  Merighi 
Sig.  Giacomo  Gallinotti.  < 
Primo  Contrabbasso   al  Cembalo 
Sig.  Andreoli  Giuseppe. 
^Altro  primo  Contrabbasso  in  sostituzione  al  sig.  AndreoU 
Sig.  HuRT  Francesco. 
Prima  Viola 

Sig.  Maino  Carlo. 

Primi  Clarinetti  a  perfetta  vicenda 

Sig.  Tassistro  Pietro  —  Sig.  Corrado  Felicé. 

Primi  Oboe  a  perfetta  vicenda  ^ 
Sig.  IvoN  Carlo  —  Sig.  Beccali  Giuseppe. 
Primo  Fagotto  Primo  Flauto 

Sig.  Lavaria  Gaudenzio  —  Sig.  Raboni  Giuseppe. 
Primo  Corno  da  Caccia  Prima  Tromba 

Sig.  Belloli  Agostino  —  Sig.  Thomas  Giuseppi. 

Professore  d**  Arpa  ^ 
Sig.  Reichlin  Giuseppe. 


Maestro  Direttore  dei  Cori 
Signor  Bruschetti  Antonio 


Editore  della  Musica 
Signor  Ricordi  Giovanni 


Macchinista 
Signor  Pavesi  Gervaso 

Attrezzisti 

Signori  FornAri  Giuseppe  e  Figini  Carlo 


Birettrice  della  Sartoria 

Signora  Cervi  Rosa 


Capi  Sarti 

Da  uomo  Sig.  Rossetti  Antonio 
Da  donna  Signori  Majoli  Antonio  e  Orsini  Giuseppe 


Berrettonaro 

Signor  Parravicini  Giosuè 


Parrucchiere 

■^>-  Signor  BoNAciNA  Innocente 


Capi  Illuminatori 

Sig.  Alba  Tommaso  —  Sig.  Abbiati  Antonio 


ATTO  PRIMO 


SCENA  PRIMzi 


Giardino  ,  co»  veduta  del  Palazzo  del  Conte. 

Coro  d'Ospiti  del  Conte  Asdrubale,  indi  Pacxjvio^  poi  Fa- 
brizio da  una  parte ,  la  Baronessa  Aspasia  dall'  altra  ^ 
finalmente  Donna  Fulvia. 

Coro      Non  v'  è  del  Conte  Asdrubale 

Più  saggio  Cavaliere  : 

Ha  sensi  e  cor  magnanimo  ^ 

E  dolce  di  maniere  : 

E  in  casa  sua  risplendono 

Ricchezza  e  nobiltà. 
Le  femmine  rispetta , 

Qui  con  piacer  le  accoglie  ^ 

Ma  par  che  poca  fretta 

Si  dia  di  prend'^r  moglie: 

Sta  forse  nello  scegliere 

La  sua  difficoltà. 
Pac.    Attenti  :  ascoltate ,  (  con  alcuni  fogli  di  carta  ̣i  mano 

Che  rime  son  queste.      e  in  atto  di  leggere) 
Coro  Di  grazia  lasciate.         (voltandogli  le  spalle) 

Pac,  Io  fingo,  che  Alceste  (inseguendoli) 

Facendo  alP  amore 

ColP  ombra  di  Arbace 

Ragioni  così. 

Coro      Lasciateci  in  pace.  (come  sopra) 

(  Più  gran  seccatore 
Giammai  non  s'  udì.  ) 

1* 


IO  ATTO 

Pac.       Ombretta  sdegnosa  (come  sopra) 

.  Del  Missipipì. 

Coro        Bellissima  cosa  !  (  ironicamente  ) 

Ma  basta  fin  qui.  (con  impazienza) 

Pac,       Le  orecchie,  o  Fabrizio,    (veggendo  a  compa- 
rir Fab.  abbandona  gli  altri ,  e  va  ad  incontrarlo  con 
Ti  vo'  imbalsamare.  trasporto) 
Fab.  Per  certo  servizio 

Lasciatemi  andare.       (mostrando  molta  fretta 

per  liberarsene) 

Bar,  Fabrizio  ...  (da  un** altra  parte  chiamando) 

Pac,  Signora  ,       (rivolgendosi  verso  di  lei) 

Qui  badi  per  ora  : 

E  Alceste,  che  parla...         (in  atto  di  leggero) 
Bar.  .       Non  voglio  ascoltarla. 
Pac,  Quest'  aria  allusiva 

Eroico-bernesca  ,  (ora  verso  gli  uni,  ora  verso 

Cantar  sulla  piva  gli  altri) 

Dovrà  una  fantesca  , 

Per  far  dalle  risa 

Gli  astanti  crepar. 

Bar.  ^  Fab.  e  Coro 

E  bella  ,  e  decisa , 
Non  voglio  ascoltar. 
Pac.    i    Ombretta ...  (  leggendo  ) 

Fui.     \   Pacuvio  .  .  (  contemporaneamente  chiamandolo) 

Coro  Di  grazia...  (volendosi  dispensare) 

Pac.     l        Ombretta  ...       (  c.  s.  verso  la  Bar.  senza  avve- 
I  dersi  di  Fui.  che  lo  chiama) 

FliL     {       Pacuvio  .  .  . 
Bar.  Son  sazia  .  . 

Pac.     (        Ombretta  ...  (  come  sopra  verso  Fab.  ) 

Fui.    \      Pacuvio  ... 

Fab.  Non  posso.  (con  impazienza) 

Bar.  Ha  il  diavolo  addosso. 


PRIMO  1 1 

Fui    /      Ma  5  caro  Pacuvio  j 

Badatemi  un  po'. 
Pac,    \       Ho  in  petto  un  Vesuvio  , 
Frenarmi  non  so. 

Bar,  ^  Fab,  e  Coro 
Da  questo  diluvio 
Si  salvi  olii  può. 
Pac,    Ombretta  ...  (a  Fa]j.) 

Fab.  P(3r  pietà  ...  (  ritirandosi  ) 

Pac.  (alla  Bar.)  Sdegnosa. .  . 

Bar.  Io  parto  , 

Se  non  tacete. 
Pac.  Oh  Donna  Fulvia  !  Appunto 

(  avvedendosi  solamente  in  questo  punto  di  Donna 

Fulvia  ) 

Qui  giungete  a  proposito  :  è  uno  squarcio 
Degno  d'  illustri  orecchie. 
Fui.  Io  volentieri 

L'  ascolterò. 

Pac.  Queste  son  donne  !      (  alla  Bar.  con 

enfasi ,  accennando  D.  Fulvia  ) 
Bar.    (con  sarcasmo)  E  verO. 

Si  chiama  Donna  Fulvia. 
Fui.  E  molto  meno 

Che  Baronessa.  (cgualmcDic) 
Pac.  In  somma  , 

Chi  non  ama  il  musaico ^  o  parta,  o  taccia. 

Fab.   Mi  consolo  con  lei.  (a  Fui.  partendo) 

Bar.   (egualmente)  Buon  prò  vi  faccia. 

SCENA  II 

Pacuvio  e  Donna  Fulvia. 

Pac.   Che  ignoranza  majuscola  ! 
P^^*  Io  suppongo 

Che  sia  malignità. 


12  ATTO 

Pac.  Peggio  per  loro  [ 

Odi  5  mio  bel  tesoro  .  .  .       (neiratto  di  tornare  a 

spiegare  il  foglio) 

FuL   Non  dir  così  :  sai ,  che  alla  destra  aspiro 
Del  Conte, 

Pac.  Già  :  ma  non  per  genio. 

FuL  E  liceo. 

Pac.    Pur  troppo  !  ed  io  .  .  .  (sospirando) 

FuL  Ci  vuol  pazienza.  Avrai 

A  buon  conto  stipendio  ,  alloggio  e  tavola 
Quando  sposa  io  sarò. 

Pac.  Fa  sempre  onore 

Alle  famiglie  un  lettei^ato  in  casa. 

FuL    Io  ne  son  persuasa. 

Pac.  Ascolta  dunque.  (  tornando  a  spiegare  il  foglio) 
FuL    >y  Osserva  : 

^?  Giocondo  con  Macrobio. 
Pac.   "  Ah  !  quel  Giocondo 

J5  Non  lo  posso  soffrir. 
FuL    5?  Dunque  bisogna 

w  Evitarlo. 

Pac.   }y  Sibbene:  andiam  di  sopra: 

Si  Anzi  per  far  più  presto 

Entriamo  in  quella  camera  terrena  , 

Dove  ti  recitai  la  prima  scena.  (partono) 


SCENA  III 

Macbobio  e  il  Cavalier  Giocondo  ,  che  si  avanzano 
altercando  insieme. 


3Iac.      Mille  Vati  al  suolo  io  stendo 
Con  un  colpo  di  Giornale  : 
S'  ella  in  zucca  ha  un  po^  di  sale. 
Non  ricusi  il  mio  favor. 


PRIMO 


li 


Gioc.      Vii  timore  ai  versi  miei 

Mai  non  fece  alcun  Giornale: 

Ma  una  bestia  ,  come  lei  , 

Se  mi  loda ,  io  ne  ho  rossor. 
Mac.      Stamperò  j  signor  Giocondo. 
Gioc.  ordinario  io  non  rispondo. 

Mac.  Senza  entrar  nella  materia 

Potrei  metterla  in  ridicolo. 
Gioc.         Forse  allora  in  aria  seria 

Rintuzzar  potrei  V  articolo. 
Mac.  Rintuzzar  ?  . . .  cioè  rispondere  ? 

Gioc.         Senza  dubbio  ^  et  loto  pondere. 
Mac.         Vale  a  dir  ? 
Gioc.  Con  tutto  il  peso. 

Mac.         Somma  grazia  mi  farà. 
Gioc.  Ma  in  qual  modo  ella  non  sa. 

Mac.  Che  mei  dica. 

Gioc.  Venga  qua. 

Per  sua  regola  j  io  conosco 

Una  semplice  tisana  ^ 

Che  può  dirsi  il  tocca  e  sana  (facendo  atto 

D'ogni  sesso  e  d'  ogni  età.  minaccevole) 
Mac.       Io  credea  tutt'  altra  cosa 

Da  trattarsi  in  versi  5  o  in  prosa, 

Nè  la  vera  in  lei  conosco 

Letteraria  nobiltà. 
Gioc.      Io  vo'  far  quel  che  mi  piace.     (^enza  scald.) 
Mac.  Patti  chiari:  o  guerra  o  pace,  (con  fuoco) 

Gioc.  Più  bel  pazzo  non  si  dà.  (deridendolo) 

Mac.  Guerra  vuole ,  e  guerra  avrà,  (come  sopra) 

Gioc.  Voi  siete  un  uom  da  niente,  (con  disprezzo) 
Mac.         Ma  guai  ,  se  aguzzo  il  dente. 

Gioc.  Aborto  di  natura.  (  comincia  a  scaldarsi ) 

Mac.  Ma  stampo  ,  e  fo  paura.  (dericJendolo) 
Gioc.         Hai  spalle  da  bastone.  (con  fuoco) 

Mac.         Ho  un  becco  da  falcone. 


i4  ATTO 

Gioc»         E  un  vile  ornai  chi  tollera 

La  tua  temerità.  (  con  mollo  sdegno) 

Mac,  Non  vada  tanto  in  collera 

Che  insuperbir  mi  fa.  (deridendolo) 
Signor  Giocondo  ,  io  vedo 
Ch'  ella  vuol  guerra  ^  e  guerra  avrà. 

Gìoc,  Né  guerra 

Voglio  con  voi ,  nè  pace. 

Mac.  Il  mio  giornale . . . 

Gioc.  Ha  molta  fame. 

Mac,  I  letterarj  articoli  .  .  . 

Gioc,  Io  non  compro  all'  incanto. 

Mac.  Orsù  ,  parliamo 

Di  cose  allegre.  Il  Conte 

E  vostro  amico. 
Gioc.  Ebben  ! 

Mac.  Dunque  saprete 

A  qual  di  queste  vedove  la  destra 

Ei  porgerà. 
GioC'  Che  importa  a  voi  ? 

Mac.  Saperlo 

Mi  giova. 

Gioc.  Ed  io  non  cerco  mai ,  nè  svelo 

I  fatti  altrui. 
3Iac.  La  Marchesina  ^  io  credo  , 

Trionferà.  / 
Gioc.  (  Pur  troppo  :       (sospirando  di  soppiatto) 

Lo  temo  anch'  io.  ) 
Mac.  (osservandolo)         (Par  che  sospiri.)  Un  colpo 

Sarebbe  questo  al  vostro  cor  ? 
Gioc.  (con  risentimento)  Che  dici 

Al  mio  cor  ?  Tu  deliri. 
Mac.  Eh  via  ^  che  serve 

Farne  un  mistero  ?  Ella  vi  piace  .  . . 
Gioc.  (interrompendolo  con  sommo  impeto)        In  SOmma 

Vuoi  tu  finirla  ,  o  no  ? 


PRIMO  i5 

Mac.  (<  on  affettala  commiserazione)  Sa  il  Clel  j  se  i  VOStri 

Non  corrisposti  affetti  io  compatisco  ! 
Gìoc.  Quando  teco  questiono,  io  m'avvilisco. 

(partono  per  bande  opposte) 

SCENA  IV 

La  Marchesa  Clarice,  cui  di  dentro  risponde  il  Conte 
AsDRUBALE  ad  imitazione  dell'  eco. 

Clai\      Quel  dirmi  ^  oh  Dio  !  non  t'  amo  .  .  . 
Con,  T'  amo.   (Clar.  manifesta 

Clar.  Pietà  di  te  non  sento...      la  sua  sorpresa) 

Con,  ^  Sento. 

Clar.         (  E  il  Conte  j  ah  !  sì  .  .  .  proviamo 
Se  mi  risponde  ancor.  ) 
E  pena  tal  j  eh'  io  bramo .  .  . 
Con.  Bramo. 
Clar.         Che  alfin  m' uccida  Amor. 
Con.  Amor. 
Clar.         Al  fiero  mio  tormento  .  . . 
Con.  INIento  .  .  . 

Clar.  Deh!  ceda  il  tuo  rigor. 
Con.  Rigor. 

Clar.  Eco  pietosa  ^  (tendendo  Torecchio  come  sopi  a) 

Su  queste  sponde  ... 

(  Più  non  risponde.  ) 

Tu  sei  la  sola 

Che  mi  consola 

Nel  mio  dolor. 
Quella  5  che  V  eco  mi  facea  ^  del  Conte 
Era  certo  la  voce  :  ei  con  quest'  arte 
Si  scoperse  abbastanza. 

Amo  ^  sento  ^  egli  disse  ,  e  bramo  amore  ; 
E  quel  che  assai  più  vai ,  mento  rigore* 
La  Baronessa  e  Donna  Fulvia  invano 


I  ATTO 

Gareggiano  con  me  , 
Seppur  non  e'  infinocchia  tutte  e  tre. 
Questo  non  crederei.  Là  fra  quei  rami , 
Per  meglio  assicurarmi 

Degli  andamenti  suoi  j  vado  a  celarmi.? (parte) 
SCENA  V 

II  Conte  AsDRUBALE  solo ,  osservando  se  la  Marchesa 

Clarice  è  partila. 

n.       Dolce  amor  m'  infiamma  il  petto, 
E  felice  appien  mi  renej  ; 
Ma  P  ardor  che  V  alma  accende 
Non  dilegua  il  mio  timor. 
E  fra  tanti  affetti  io  sento 

Lacerarmi  in  petto  il  cor. 
Ma  queir  amabile  -  pace  delP  alma  , 
Del  cor  la  calma  -  dove  n'  andò  ? 
Ah  che  il  più  barbaro  -  de' numi,  Amore ^ 

Da  questo  core  »  me  T  involò  ! 
Ma  se  m'  arridono  -  que'-  vaghi  rai  5 

A  nuovo  giubilo  -  risorgerò. 
Ah  !  non  sedurmi ,  Amore, 
E  giusto  il  mio  rigore  : 
Ali  non  fia  ver  che  in  femmina 
Io  sogni  fedeltà. 
DI  me  stupisce  ognun,  perchè,  malgrado 
I  sei  lustri  d'  età  quasi  compiti  , 
Non  entro  nella  classe  de'  mariti. 
Molte  mi  dan  la  caccia  ,  e  sopra  ogni  altra 
Queste  tre  vedovelle  :  io  mi  diverto 
Della  lor  gelosia    ma  qual  poi  d'  esse 
Me  solo  apprezzi,  e  non  la  mia  fortuna. 
Chi  lo  può  indovinar?  forse  nessuna,  (per  partire) 


PRIMO 


^7 


SCENA  VI 
La  Marchesa  Clarice  e  detto. 
Clar.  Conte  ^  udite. 

Con,  In  che  posso  ,     (con  brio  ed  aria  di 

Marchesina^  ubbidirvi?  semplicità) 
Clar.  Io  saper  bramo  , 

Se  1'  eco  è  maschio  o  femmina.  Ridete? 
Con.  (  O  finge  ,  o  è  molto  semplice.  )  Non  altro  ^ 

Che  nuda  voce  ripercossa  è  Feco. 
Clar,  Cammina  o  no  ? 
Con,  No  certo. 

Clar,  Eppur  poc'  anzi 

Era  là. 
Con,  La  vedeste  ? 

Clar,  Non  lo  vidi  5 

Ma  P  ascoltai  ,  ma  mi  rispose  ...  oh  caro  ! 

Caro  ...  se  fosse  femmina  , 

Ne  avrei  dispetto. 
Con,    (  Il  mio  maggior  periglio 

E  costei  quando  parla.  ) 
Clar.  (  Ei  va  le  cose 

Ruminando  fra  sè.  ) 
Con,  Dunque  rispose  ? 

Clar.  E  come  bene. 
Con.  Ed  ora? 

Clar.  Ed  ora  .  .  .  ed  ora  .  .  . 

O  dorme  5  o  di  parlar  non  ha  più  voglia. 

Come  accade  anche  a  noi. 
Con.  Questo  alle  donne 

Non  accade  giammai 
Clar.  No  ?  tanto  meglio  ! 

Con,  Perchè  ? 


i8  ATTO 

Clar.  Perchè  vorrei,  che  r  eco  fosse  ...  (quasi 

vergognandosi,  ma  sempre  col  medesimo  brio  e  semplicità) 
Che  fosse  . . . 
Con.  Ebben? 

Clar.  Che  fosse  maschio,  e  poi...  <com« 

E  poi  .  .  #  sopra) 

Con.  Via  su. 

Clar.  Che  somigliasse  a  voi. 

Conte  mio,  se  l'  eco  avesse 

Tutto  quel  che  avete  voi , 

Io  godrei  fra  le  contese 

La  maggior  felicità. 
Con.  Io  delP  eco  avrei  paura 

S'  ella  fosse  come  voi^ 

Che  la  fede  è  mal  sicura 

Dove  regna  la  beltà. 
Clar.  Ah  !  se  un  altro  rispondesse 

Come  l'eco  a  me  rispose!  .  .  . 
Con,  Per  esempio  l 

Clar.  Certe  cose  ! . . . 

Conte  mio,  non  posso  più. 
Con.  Via  5  sentiam  ,  via  dite  su. 

Clar.  Mi  disse  ,  che  ama. 

Con.  Ma  forse  per  giuoco. 

Clar.  Mi  disse  j  che  brama  .  .  . 

Con.  Spiegatevi. 
Clar.  Amor 

Mi  disse  che  sente  j 

Che  mente  -  rigor. 
Con.  Son  prove  da  niente , 

Che  ingannano  un  cor. 
Clar.         (  Che  mi  creda  la  fenice 

Del  mio  sesso ,  io  non  dispero.  ) 
Con.  (  Che  sia  questa  la  fenice 

Del  suo  sesso  ,  io  non  lo  spero.  ) 


PRIMO  19 

fl  s  (  Quel  che  avvolga  nel  pensiero 
Presto  5  o  tardi  io  scoprirò.  ) 

Con,  Vi  saluto. 

Clar.  Addio,  Contino. 

Con.  (  Non  mi  fido.  ) 

Clar.  (  Ha  V  occhio  fino.  ) 

Con.       l  Ricordatevi,  che  V  eco 

J  Ha  P  usanza  di  scherzar. 

Clar.       j  Se  1'  avessi  sempre  meco  , 

(  Mi  farebbe  giubilar.  (partono) 

SCENA  vn 

Giocondo  ed  un  servo. 

Gioc.  Già  m'  intendesti  :  attentamente  osserva 

Gli  andamenti  del  Conte  ,  e  n'  avrai  quindi 
Dovuta  ricompensa      Oh  almen  potessi 
Penetrare  che  al  Conte  (il  servo  par t<?) 

Poco  importa  la  mano  di  Clarice  : 
Allor  d'  esser  felice 

Potrei  sperar.  -  Questa  lusinga  almeno, 
Se  nuli'  altro  poss'  io  ,  s'  accolga  in  seno. 
Un  giorno  appien  beato 
Sperar  ardisco  ancora  : 
Qual  giorno  fortunato  ! 
Qual  desiato  ben  ! 
Al  fianco  al  mio  tesoro , 
Unito  al  ben  che  adoro  ^ 
Sarei  felice  appien.  (parte) 

SCENA  Vili 

Donna  Fulvia  indi  Pacuvio. 

Fui.  Dove  mai  si  cacciò  l  La  rosa  al  Conte 
Io  vorrei  presentar  :  ma  se  Pacuvio  ... 
Eccolo  :  Ebbea  ? 


20  ATTO 

Pac.  Già  la  sestina  è  fatta  ^ 

E  che  sestina  !  il  Conte 
Le  ciglia  inarcherà. 
Fui,  Questa  è  la  rosa. 

Pac.  Bella! 
Fui.  Sentiam. 
Pac.  No  ^  prima 

Voglio  farvi  sentir  ,  come  ho  cambiata 
L'  aria ,  che  poco  fa  vi  ho  recitata. 
FuL   Foiose  non  vi  piacea  ? 
Pac,  Quand'  è  eh'  io  faccia 

Cosa  che  non  mi  piaccia  ? 
Fui,    Perchè  dunque  ! . .  . 
Pac,  Ascoltate , 

Come  in  lingua  patetica  e  burlesca 
Parli  all'  ombra  del  mago  una  fantesca. 
Ombretta  sdegnosa  ~  del  Missipipì  ^ 

Non  far  la  ritrosa  zzi  ma  resta  un  po^  qui. 
Non  posso ^  non  soglio ^  zzz  l' Ombretta  risponde: 

Son  triglia  di  scoglio  y  ~  ti  basti  così. 
E  r  altro  ripiglia  ~  Sei  Luccio  ^  non  triglia  : 
Qui  nasce  un  insieme:  ~  chi  piange^  chi  freme. 
Fantesca  «  sei  Zwcao.  —  Ombretta  -  son  triglia. 
Fantesca  -  ma  resta,  zir:  Ombretta  -  ti  basti. 
Ti  basti j,  ti  arresta  ~  non  dirmi  così,  (in  atto 
Fui,    Bravo ^  bravo,  bravissimo!  (seguendolo)  dipartire) 
Pac,    (retrocedendo)  Eh  .  .  .  che  ne  dici  ? 

Di  quel  Missipipì  ?  ,  ,  ,  pi  pi  .  .  .  pippì. 
Quel  mi  basta  cosi  /  .  . .  quel  contrapposto 
Fra  Luccio  e  triglia  non  t' incanta? 
Fui.  È  vero. 

Pac.   Bizzarria  di  pensiero , 

Sorpresa  ^  novità. 
Fui.   Il  Conte  appunto  è  qua. 


PRIMO 


21 


SCENA  IX 

Il  Conte  AsDRUBALE  pensoso ,  e  detti. 

Con.  In  favor  di  Clarice 

Mi  parla  il  cor^  ma  consiglier  non  saggio 

Egli  è  sovente.  Or  si  vedrà.      (in  atto  di  traver- 
sare il  giardino) 

Pac.  (a  FuL)  Coraggio  ! 

FuL    Serva  sua.  (al  Con.) 

Con.  Mia  padrona. 

Pac.   (al  medesimo)  A  voi  s'inchina 

Il  Pindarico. 
Con.   (a  Pac.)  Addio. 
Pac.   (a  Fui.)  (Fuori  la  rosa.) 

Un  momentln  ....  (  Fuori  la  rosa.  )    (prima  al 
Conte  ,  che  è  in  atto  di  partire,  poi  a  Fulvia  con  impa- 
FuL  (Aspetta.)  zienza) 

Pac.   (  Fuori  la  rosa  ,  o  recito.  )  (come  sopra) 

FuL  (  Che  fretta  !  ) 

Con.  (  Sarà  qualcuna  delle  sue.  ) 
FuL    (  vuol  presentar  la  rosa  al  Conte  )     Scusate  . . . 
Pac.   Zitto  per  or  :  voi  state 

Ferma  così  di  presentarla  in  atto. 
Con.  (E  un  vero  ciarlata ma  sciocco  e  matto.) 
Pac.    Parlo  in  terza  p^^rsona.     (  mettendosi  fra  il  Conte  e 
Fulvia  che  sta  in  atto  di  presentar  la  rosa) 
Io  v'  offro  in  questa  rosa  spampanata 
La  mia  lacera ,  stanca  e  pelagrosa 
Alma  5  che  sul  finir  di  sua  giornata 
Dir  non  saprei  se  sia  gramigna  ^  o  rosa. 
Genere  Petrarchesco. 
Con.  In  quanto  a  me  lo  chiamerei  grottesco. 
Pac.   Anche.  Or  date  la  rosa.     (prima  al  Conte,  poi  a 
FuL  Eccola,  Fulvia) 


2 a  ATTO 

Con.  Grazie. 
Pac.   Agli  ultimi  due  versi. 

L'  ho  raccolta  per  voi  di  proprio  pugno: 

E  quando  ?  nel  maggior  caldo  di  giugno. 
Con,  Ora  slamo  in  aprile. 
Pac.  Non  importa. 

In  grazia  della  rima  un  cronichismp 

DI  due  mesi  è  permesso  : 

Virgilio  Somaron  facea  lo  stesso. 
Con.  Ah!  ah!...  cronichismo  ...  ah  !  ah!  Virgilio  ... 

Virgilio  Somaron  .  . .  (  Quanti  spropositi  )  . .  . 

Ah!  ah!  ah  ! 
Pac.  Lo  vedete  !  a'  versi  miei 

Mai  non  manca  un  effetto,  (a  Fulvia  che  resta  at- 
tonita ) 

Con.   Oh  Dio  !  non  posso  più.      (appoggiandosi  ad  una 

pianta  ) 

Pac.  Non  ve  l'ho  detto?  (a 

Fulvia  che  si  stringe  nelle  spalle,  conducendola  via) 


SCENA  X 

Fabrizio  e  il  Cokte. 

Fab.  Eccomi      vostri  cenni. 

Con.  Orsù  5  Fabrizio  : 

Per  la  seconda  volta  oggi  la  pietra 

Del  paragon  si  adoperi  ^  ad  effetto 

Pongasi  quel  progetto  j 

Che  immaginai. 
Fab.  SIbbene. 
Con.  All'africana 

Mi  vestirò. 
Fab.  Da  lungo  tempo  è  pronto 

lu  abito  neir  armadio. 


PRIMO 


Con.  Ecco  il  biglietto 

Da  rimettersi  a  me  per  dar  pj:incipIo 
Alla  burletta. 

Fab.  Ho  inteso. 

Con.  A  te  poi  tocca 

Il  secondar  da  scaltro. 

Fab.  Già  so  quel  che  ho  da  far-,  non  occorr'  altro. 

(partono  da  lati  opposti  ) 

SCENA  XI 

Stanza  terrena  contigua  al  Giardino. 

Giocondo  ,  Clarice;  indi  Macrobio 
poi  il  Conte  Asdrubale. 

Gioc.  Perchè  sì  mesta  ? 

Clar.  Il  mio  gemello ,  il  caro 

Lucindo  5  ad  or  ad  or  mi  torna  in  mente. 
(  Giocondo  la  sia  intanto  osservando  con  meraviglia  e  pas- 
(  Questo  gemei  sovente  sione) 
Mi  giova  nominar  :  forse  partito 
Io  ne  trarrò  ,  se  ogni  altro  mezzo  è  vano.  ) 

Gioc.  »  Strana  ^  scusate,  in  voi  questa  mi  sembra 
«  Tenerezza  fraterna  :  da  fanciulli 
«  Vi  divideste ,  e  fu  per  sempre  :  estinto 
»  Da  sette  anni  il  credete...  oh  Marchesina 
Altra  . . , 

Clar.  Che  dir  vorreste?  (con  qualche  risentimento) 

Gioc.  «  Altra,  io  suppongo  , 

w  Più  vicina  sorgente  ha  il  vostro  affanno. 

Il  Conte  a  voi  sì  caro  . .  . 
99  Mio  rivale  ed  amico  ...  il  sempre  incerto 
^  Conte...  Ah  !  Clarice ...  ah  !  se  potessi  anch'io 
«  Le  vostre  cure  meritar  1... ma  troppo  (Clarice 
»  E  Toi  rispetto  j  e  1'  amistà,  si  mette  in  serietà) 


124  ATTO 

Mac.  Se  avessi 

Cinquanta  teste  e  cento  mani,  appena 
Potrei  de'  concorrenti  al  mio  giornale 
Appagar  le  richieste,  (al  comparir  di  Macrobio^ 

Clarice  prende  un  aspetto  ilare  ) 

Gioc.  In  quanto  a  me  sareste 
Sempre  ozioso. 

Clar,  Come  ? 

Al  Cavalier  la  critica  non  piace?      (con  brio) 

Con.    Che  si  fa?  che  si  dice?  (in  aria  giojosa) 

Mac,  Si  discorre 

Di  critica. 

Con.  Io  vorrei  ^  che  Macrobio 

Quando  sull'opre  altrui  reca  un  giudizio, 

Mi  dicesse  il  perchè. 
Gioc.  Non  ha  tal  vizio  : 

Per  esempio  Macrobio  .  . . 
Clar.  Eppur  ,  signori , 

Sotto  diverso  aspetto , 

Quello  che  fa  Macrobio  sul  giornale, 

Fate  voi  tutti  e  due.       (a  Giocondo  ed  al  Conte) 
Mac,  Brava  !  ci  ho  gusto. 

(  a  Clarice  compiacendosi  della  opinione  di  lei  ) 
Clar,  U  usanza  di  operar  senza  un  perchè 

Non  ha  Macrobio  sol ,  ma  tutti  e  tre. 
Con,  Come  ? 

Clar.  Che  dite  mai  ? 

Gioc,  Lo  dico ,  e  sono 

Prontissima  a  provarlo  : 
Zitto  .  , .  fate  silenzio  infin  eh**  io  parlo. 
Clar,      Voi  volete,  e  non  volete:  (al  Conte) 

Voi  tacete  -  o  sospirate  :         (a  Giocondo) 

Voi  lodate  -  biasimate  :  (  a  Macrobio  ) 

E  ciascun  senza  un  perchè. 
Con.       Con  le  donne  ,  o  signorina  , 

Star  bisogna  molto  all'  erta  : 


PRBIO  ^5 
Se  qnest'  alma  è  sempre  incerta  , 
Ho  pur  troppo  il  mio  perchè. 
Gioc.      Con  la  sorte ,  o  signorina  , 

Giorno  e  notte  invan  m'  adiro  : 
E  se  taccio  ,  e  se  sospiro , 
Ho  pur  troppo  il  mio  perchè. 
Mac,      Con  la  fame  ^  o  signorina  , 

Io  non  posso  andar  d'  accordo  : 
Quando  lecco  ,  e  quando  mordo  , 
Ho  pur  troppo  il  mio  perchè. 
Clar.      Se  ho  da  dirV  a  senso  mio  ^ 

Siete  pazzi  tutti  e  tre. 
Gli  altri  Fra  i  perchè  ,  senz'  altro  ,  il  mio 

È  il  miglior  d'  ogni  perchè. 
a  4        Ogni  cosa  ^  o  male  o  bene  , 

A  sua  voglia  il  mondo  aggira  : 
Chi  lo  prende  come  viene , 

indovina  per  mia  fè.  (comparisce  Fainizio, 
che  consegna  il  biglietto  al  Conte  :  qnesli  V  apre  , 
e  leggendolo  finge  di  turbarci) 

Con,       (  Per  compire  il  gran  disegno 

Mesto  in  fronte  io  leggo  il  foglio  : 
Poi  con  arte  il  mio  cordoglio 
Fingerò  di  mascherar.  ) 

Gli  altri  (  Si  scolora  :  è  questo  un  segno 

(ciascuno  da  sè  osservando  il  Conte) 
Che  funesto  è  a  lui  quel  foglio  : 
Ci  sogguarda ,  e  il  suo  cordoglio 
Tenta  invan  di  mascherar.  ) 

Gioc,      Perchè  mai  così  tremante?  (al  Conte) 

Con,  Io  già  m'altero  per  niente.    (  fingendo  una 

forzata  disinvoltura  per  darla  meglio  ad  intendere  ) 

Clar,  Che  vuol  dn-  quel  tuo  sembiante  ?  (al  Conte) 

Mac,  Qualche  articolo  insolente?    (al  medesimo) 

Con,  Stelle  inique!   (con  forza,  poi  ricomponendosi) 

Clar,  ,  Ah  !  Conte  amato  .  .  . 

I 


36  ATTO 

Con,  Qual  disastro  !  (come  sopra) 

Gioc.  Ah  !  caro  amico  . .  . 

Con,  Giusti  Dei!  (come  sopra) 

Mac.  Che  cosa  è  stato  ? 

Con,  Non  badate  a  quel  che  dico* 

10  di  voi  mi  prendo  . 

Gli  altri    Non  intendo  questo 

Con,  TI         bello  . 

,   .    Il  più    .      ,     non  SI  da. 

ijrii  altri        ^  strambo 

Clar.      (  Io  ravviso  in  quelP  aspetto 

Del  destin  la  crudeltà.  ) 
Gioc,      (  Di  paura  e  di  sospetto 

11  mio  cor  tremando  va.  ) 
Mac,      (  Lacerar  mi  sento  il  petto 

Dalla  mia  curiosità.  ) 
Con,       (  La  comparsa  del  biglietto 
Al  disegno  gioverà.  ) 
a  4 

Con.       (  Dal  timor  del  mio  periglio 

Imbrogliata  han  già  la  testa  ^ 
Or  più  dubbio  non  mi  resta 
Di  poterli  trappolar.  ) 

Gli         Ha  il  terror  fra  ciglio  e  ciglio  , 

altri  Incomincia^  e  poi  s'arresta^ 

tre  Calma  finge  -  la  tempesta 

Lo  costringe  -  a  palpitar.  (partono) 

SCENA  XII 


Pacuvio  dalla  parte  opposta  a  quella  in  cui  è 
per  entrare  Macrobio. 

Pac.    Ehi  !  Macrobio  ,  Macrobio  ? 
Mac,  ^  Cos'  è  stato  ? 

Pac.   E  uiv  ora  che  vi  cerco  ! 
Eccovi  una  sestina 


PRIMO  27 

Da  porsi  immantinente  sul  giornale 
Perchè  classica  ^  insigne  y  e  originale  , 

Mac.  Non  ho  tempo  ,  non  posso. 

Pac,  E  una  sestina 

Da  stamparsi  ,  o  Macrobio  ^  in  carta  pegola  ? 

Mac,  E  inutile  vi  dico  :  e  poi  .  .  .  chi  firma  t 

Pac,   Cioè  ? 

Mac,        Chi  paga  .  .  . 

Pac,  Oh  questo  sembra  il  meno. 

Mac,  Sembra  il  men^  ma  non  posso^  e  il  foglio  è  pieno. 

(  parte  ) 

Pac,   Trovar  sapro  ben  io 

Qualch'  altro  giornalista  eh'  abbia  a  cuore 
Il  suo  guadagno  si  5  ma  più  P  onore. 

SCENA  XIII 

Giardino  come  sopra. 

La  Baronessa  e  Donna  Fulvia  da  una  parte;  dairaltra 
la  Marchesa  Clarice  e  Giocondo. 

Bar,  Fui,       Oh  caso  orribile  !  (  con  affanno  :  gli  altri  due 

r  ascoltano  ) 


(con  sorpresa  ) 


Caso  incredibile  ! 

Il  Conte  Asdr ubale 

Clar. 

Gioc, 

Tutto  perde. 
Come  ?  cioè  ? 

Bar, 

Guai  5  se  consorte 
Mi  fosse  stato  ! 

Fui, 

Per  buona  sorte 

a  2 

Non  mi  ha  sposato. 
Oh  che  disordine  ! 
Son  fuor  di  me. 

Clar, 

Gioc, 

Via  su  5  con  ordine 
Meglio  spiegatevi. 

Bar, 

Fui, 

Qui  torno  subito  ...  ( 

28 

dar.  Gioc. 
Bar,  Fui 


ATTO 

Ma  in  grazia  diteci  , 
Che  nuova  è. 
Vado  ad  intendere 
Meglio  il  perchè. 


(trattenendole) 


(  partono  ) 


SCENA  XIV 

Macrobio  .  indi  Pacuvio  dal  lato  opposto,  e  detti  ,  che 
neir  alto  di  partire  s' incontrano  in  IVIacrobio. 

]\fac.  Altro  che  ridere 

Su  i  nosti-i  fatti! 
È  qui  Lisimaco 
Castigamatti  ^ 
E  mostra  un  vaglia 
Di  sei  milioni  , 
Che  in  Sinigagha 
Da  un  tal  Piloni 
Fu  soUoscrilto 
Cent'  anni  fa. 
Gioc,    DI  questa  favola 
Capisco  poco. 
Non  vVè  più  tavola. 
Non  v'è  più' cuoco. 
Il  creditore 
Per  farsi  onore  , 
Alla  sua  mensa 
C  inviterà. 
Ma  la  sua  patria  ?  . .  . 
La  condizione  ? 
Ma  d'  onde  viene  ? 
Vien  dal  Giappone. 
Voi  fate  sbaglio. 
Dal  Canada. 
Ei,li  è  un  un  Turchesco 
'^Dclla  Brettagna. 


Clar. 
Poe. 
Mac, 


dar. 
Gioc. 
a  2 
Pac. 
Mac. 

Pac. 


(  agitatissimo  ) 


(i^ìterrogando  gli 
altri  due.) 


(a  Pacuvio) 


PRIMO 


Mac.  Anzi  un  Moresco  ^ 

Nato  in  Romagna. 
Clar,  Gioc.        Che  pezzi  d'  asini  ! 

Regga  chi  vuole  : 

Son  più  i  spropositi 

Che  le  parole  : 

Mi  fate  stomaco 

Per  verità.  ( partono  in  fretta  ) 


SCENA  XV 

Delti  y  poi  la  Bakonessa  e  Donna  Fulvia  :  indi  il  Conte  A- 
SDRUBALE  travestito  con  alcuni  servi  e  marinari  vestiti  nei 
medesimo  costume.  Notajo  con  altri,  die  si  fìngono  gente 
della  Corte  di  Giustizia  ;  e  Fabrizio  che  simula  un'  estre- 
ma afflizione. 


Pac,  A  me,  cospetto!  (verso  i  due  che  son  partiti) 

Mac.  A  me  ?  per  Bacco  ! 

a  2  Per  vostra  colpa  (rimproverandosi 

Soffro  uno  smacco.  f  un  f  altro  ) 

Pac,  So  quel  che  dico. 

Mac,  Non  sono  un  cavolo. 

Bar.  Fui,         Ecco  V  amico  ^  (in  fretta) 

Non  fate  strepito,  (agli  altri  due) 

O  tutti  al  diavolo 

Ci  manderà. 

3Iac,  Pac,         Chi  prenda  equivoco  ,  (Funo  air  altro  ) 
Or  si  vedrà. 

Con,  Lui  star  conta,  io  star  mercanta^ (a  Fabrizio) 

Ti  star  furba  ,  e  lui  birbanta.  • 
Mac,  Pac,    \  ^,  , 
Bar.  Fui.     \  ^'''^ 

Con,  (al  medesimo)        (Oh  che  canaglia!) 

Qui  star  vaglia.  (mostrando  un  foglio 

logoro  dal  tempo) 


3o  ATTO 

Pac,    (dopo  averlo  guardato)        Sei  milioni  ! 

Bar.FulMac,  Bagattella  ! 

Con,  (  a  Fabrizio  )        (  Che  bricconi  !  ) 

Se  trovara  contro  vaglia  ,    (al  medesimo  ) 

Mi  far  vela  per  Morèa. 
Fab,  Non  trovara.  (tutto  mesto) 

Con,  Scamonea 

Tua  patrona  resterà. 
Mac,  Parla  proprio  in  lingua  etrusca. 

Con,  Mi  mangiara  molta  crusca. 

3Iac,  Si  conosce. 

Con,  Baccalà. 

Tambelloni  Kaimacacclii. 
Mac,'  (  Che  mai  dice  ?) 

Bar,  Pac,  Fui,  (  Non  intendo  ) 

a  4  Mille  grazie. 

Con,  Baccalà. 
Fab.  (  Li  canzona  come  va.  ) 

Con,  Non  aprirà  più  portona  ^         (a  Fabrizio) 

O  tua  testa  andar  pedona. 
a,  4  (  Che  vuol  dir  questa  canzona  ?) 

Con.  Sequestrala  . .  . 

a  4  Adagio  un  po'. 

Con,  Sigillara  ,  . . 

Bar,  Fui  E  le  mie  cose  ?  - 

Con,  Sigillara. 
Mac,  E  i  manuscritti  ? 

Pac  I  miei  drammi  ? 

Mac,  Le  mie  prose? 

Con.  Sigillara. 
a  4  III  quanto  a  noi  .  .  . 

Con.  Sigillara. 
a  4     (  Oh  questo  no  ! 

Fab,    I  Ubbidirò.        (al  Conte  sempre  con 

simulata  tristezza  ) 

Alac,         Mi  far  critica  giornala  (al  Conte) 


PRIMO 


3r 


Che  aver  fame  in  ogni  loca 

Nè  il  poterà  ritardar. 
Coji.  Manco  mala  !  manco  mala  ! 

Ti  lasciara  almen  per  poca 

11  buon  senso  respirar. 
a  4  Sigillate  pure  al  Conte 

Bocca  ,  naso  ,  e  che  so  io  ; 

Ma  j  cospetto  !  quel  ch^  è  mio , 

Lo  doveJLe  rispettar. 
Con.  Quanti  stara  ,  a  modo  mio 

Mi  volerà  sigillar. 
Fab,  (  Che  hanno  il  cor  perverso  e  rio  , 

Più  non  \' è  da  dubitar.)       (  partono) 


SCENA  XVI 
Atrio. 

Clabice  sola  ;  indi  il  Conte  e  Giocondo  non  veduti  da  lei , 
come  essa  non  veduta  da  loro:  poi  Macrobio  e  Pacuvio^ 
la  Baronessa  e  Donna  Fulvia. 

Claj\      n  Non  serve  a  vii  politica 

Chi  vanta  un  cor  fedele  : 
'5  Quando  la  sorte  è  critica  ^ 
55       onor  non  volta  vele  : 
"  E  poi  nessun  mi  dice  , 
»   Ch'  ella  non  può  cangiar.  (  intanto  com- 
parisce il  Conte  nei  suoi  proprj  abiti  fingendo  mestizia, 
e  il  Gavalier  Giocondo,  clie  di  buona  fede  lo  conforta) 
Con,  (  Lasciate  un  infelice  , 

5?  Vicino  a  naufragar.)  (fra  loro) 

Gioc,         (  Alla  virtù  non  lice 

>i  Gli  oppressi  abbandonar.  ) 
a  3         99  (Del  paragoa  la  pietra  (il  Conte  e  Giocondo 
fra  loro  alquanto  indietro,  e  Clarice  da  j-è) 


32  ATTO 

«  Sono  i  contrari  eventi  : 

Nei  giorni  più  ridenti 
„  Più.  dubbia  è  V  amistà.  ) 
3Iac»  Pac.  i  March  esina  ...  (in  aria  di  scherno  ) 

Bar,  FuL    [  Con  tessi  na  .  . . 

a  4        Mi  consolo  ^  e  a  voi  mi  prostro  :     (il  Conte 

e  Giocondo  osservano  in  disparte) 
Ora  il  Conte  è  tutto  vostro. 
Clai\  Tanto  meglio  !  (  con  disinvoltura  e  brio) 

a  4  Già  si  sa.  (come  sopra) 

Gioc,       (Li  vedete?  gli  ascoltate?)  (al  Conte) 

Con.  (  Ci  vuol  flemma.  )  (a  Giocondo  > 

Clar,  Canzonate!  (come  sopra) 

Mac.  Pac.  Che  fortuna  !  (come  sopra) 

Clar.  (come  sopra)  Io  sono  in  ballo  ^ 

Bene  o  mal  si  ballerà. 
Con.       Cari  amici  ^  or  che  il  destino      (  avanzandosi 

con  Giocondo  e  scoprendosi  ) 
Mi  privò  d'ogni  sostanza, 
Qaal  voi  date  a  me  speranza 
Di  soccorso   e  di  favor  ? 
Mac.       Un  articolo  sul  foglio,  (ciascuno  gli  fa  la  sua  offerta) 
Pac.  Una  flebile  elegìa. 

Bar.  Fai.  Non  saprei...  (  stringendosi  nelle  spalle  ) 

Gl'oc,  (con  franchezza  e  cordialità)  La  casa  mia. 
Clar.         La  mia  man  ,  P  entrata  e  il  cor.    (con  vi- 
vacità e  dolcezza) 

Mac.  Pac.  (  Scappa  ^  scappa  .  .  .  )    (fra  loro  guardando  il 

Conte  ,  ed  allontanandosi  da  lui) 

Bar.  Fui.  (  egualmente  )      (  Oh  com'  è  brutto  !  ) 
(Hoc.  (  Osservate.  )  (al  Conte  ) 

3Iac.  Pac.  (  E  cosa  seria.  )       (come  sopra) 

Clar.^  Con.j,  Gioc.  (fra  loro) 

(  Dove  regna  la  miseria. 
Tutto  c  noja  e  tutto  è  orror.  ) 


PRIMO  33 
Mac.,,  Pac.y  Bar.^  Fui 
(  Meglio  assai  nella  miseria 
Si  distingue  un  seccator.  ) 

SCENA  XVII 

Fabrizio  con  un  antico  foglio  in  mano  ,  saltando  per  V  al- 
legrezza :  Coro  d'ospiti  del  Conte  egualmente  lieti,,  e  detti. 

Fah.^Coro  Viva  ^  viva  I 

Fab.  In  un  cantone 

D'  un  armadio  abbandonato  ^ 

Fra  la  polve  .  . . 
Con,    (interrompendolo  con  impazienza)  L'  hai  trovato  ? 
Fab.  L'  ho  trovato  .  .  ,  (  sorpresa  comune  ) 

Con.   (come  sopra)  Il  contro vaglia  ? 

Fab.^Coro  Legga  ^  legga. 

Con.    (abbracciando  Fabrizio)  Uh!  benedetto! 
Clar.^Gioc.  Oh  che  gioia  !  (con  vera  cordialità ) 

Mac.^Pac.  Bar.  Fui.      Oh  che  diletto!  (attorniando 

il  Conte  con  affettata  compiacenza  ) 
Clar.^GioC.  (  Come  cambiano  d'aspetto  !  )  (fra  loro  ac- 
cennandosi gli  altri  quattro) 
Bar. ,  Fui.  Il  mio  cor  P  avea  predetto. 
Con,  In  momenti  sì  felici  ..  .(fingendo  di  svenire) 

Ah  !  eh'  io  manco ...  ah  !  dove  sono  ?  ... 
Mac.^Pac.  Fra  le  braccia  degli  amici,  (volendo  sostenerlo) 
Bar. ^  Fui.   Poverino  !  (avvicinandosi  anch'  esse) 

Clar.^  Gioc,  Eh  ^  andate  là.    (respingendoli  e  so- 

stenendo il  Colite  ) 
TiLtti      Qual  chi  dorme  .  e  m  sogno  crede 

Di  veder  quel  che  non  vede  , 

Se  uno  strepito  improvviso 

Tronca  il  sonno  ,  egli  c  indeciso 

iNel  contrasto  delle  vere 


ATTO  PRIMO 

Colle  immagini  primiere  .  .  . 
Fra  la  calma  e  la  tempesta 
Corre  ^  vola  ^  e  poi  s'  arresta  .  .  . 
Tal  son  io  col  mio  cervello 
Fra  r  incudine  e  il  martello  .  . . 

Con.j>  Clar.^  Gioc,^  Fab.  e  Coro 

Sbalorditi 
a 

3Iac.j^  Pac.^  Bai\^  FuL 
Sbigottiti 

Con,^  Clar.^  Gioc.^  Fab, 

Agitat^ 
a 

Mac.^  Pac.^  Bar,  e  FuL 
Spaventati 

Condannati  a  palpitar. 
Tutti 

Dal  passato  e  dal  presente , 

Non  so  come  ^  alternamente  .  .  . 

Con.j,  Clar.^  Gioc.^  Fab.  e  Coro 
Dalla  gioia  e  dal  timore, 

Mac.j,  Pac,^  Bar,  e  FuL 
Dalla  rabbia  e  dal  rossore 
Con.^  Clar,^  Gioc.^  Fab.  e  Coro 

Io  mi  sento  a  trasportar. 
3Iac,,  Pac.^  Bar.  e  Fab. 

lo  mi  sento  a  lacerar. 


ri_\'E  dell'  atto  rrjMO 


SCENA  PRIMA 
Atrio  5  come  nclP  Atto  primo. 

La  Baronessa  ,  Donna  Fulvia,  e  Coro  d' ospki  del  Conte; 
quindi  Macrobio  ,  e  il  Conte  da  una  parte  ;  il  Gavalier 
Giocondo  e  Pacuvio  dall'  altra. 

Coro      Lo  straniar  con  le  pive  nel  sacco 

Per  vergogna  ò  partito  in  gran  fretta. 
Bar.^  FuL    Per  sua  colpa  ho  sofferto  uno  smacco  , 

Ma  farò  la  mia  giusla  vendetta  : 

Forse  al  Conte ,  a  Clarice  ,  a  Giocondo 

Questo  fatto  avrà  molto  a  costar. 
Coro       Via,  che  serve?  son  cose  del  mondo: 

Non  sarebbe  che  un  farsi  burlar. 
Mac,      Io  del  credito  in  sostanza    (al  Conte  m  atto  di 

Già  vedea  V  incompetenza  :  scusa) 

Ne  parlai  per  insolenza  , 

Ma  per  voglia  di  scherzai\ 
Con,        Io  già  so  per  vecchia  usanza     (a  Macr.  sorri- 
dendo, e  in  aria  di  disprezzo) 

Coltivar  r  Indifferenza  : 

Ogni  scusa  in  conseguenza 

Voi  potete  risparmiar. 
Pac,        Fu  poetica  licenza,         (a  Giocondo  scimmioni) 

Non  lo  feci  per  baldanza  : 

In  drammatica  sembianza 

Mi  parca  di  recitar. 


36  ATTO 

Gioc.      Fu  solenne  impertinenza  ^  (con  sommo  disprezzo) 
Ma  non  n^ierlta  importanza  : 
Già  vi  scusa  1'  ignoranza 
Senza  starne  più  a  parlar. 
(  (  Domandargli  perdonanza    (ciaseima  da  sè,  la 
Bar,    \  Bar.  osservando  Macrobio  e  D.  Fulvia  Pacuvio) 

<       E  una  vera  sconvenienza  : 
FuL    è      Questa  vii  testimonianza 

l       Io  non  posso  tollerar.  ) 
Coro       (  Sotto  r  umile  apparenza 
Pieni  son  di  petulanza  : 
L**  uno  e  V  altro  all'  occorrenza 
Tornerebbe  a  motteggiar)  (il  cora  si  rilira) 
:  Gioc,  «  (  Eppur  ciascun  di  loro  alla  sua  dama 
55  Avea  promesso  di  sfidarci.  ) 
Con.   "  (fra  loro  sorridendo)  (  E  in  VCCe 

J5  Si  son  scusati.  ) 
Gioc,  »  (  Oh  die  vigliacchi  !  ) 

Bar,  (  Oh  bella  ! 

5?  Vuoi  cimentarloj  e  gli  domandi  scusa?)  (a  Macr.) 
Mac,       (Certo)  (alla  Bar.) 

Bar,   «    ^       (  Fra  noi  non  s'  usa  .  .  .  ) 

Mac,  5^  (  E  una  moda  novissima,  (  frattanto  il  Cavaliere 
Giocondo  e  il  Conte  discorrono  fra  loro  ) 
5?  Venuta  dal  Catai  ,  che  quanto  prima 
>y  Pubblicherò  sul  mio  giornale.  ) 

Pac.  (  In  somma 

Lo  volete  saper?  la  scusa  è  finta:  (a  Fulvia) 
3?  11  duello  segui  :  la  vita  in  dono 
3?  Mi  domandò  con  le  ginocchia  a  terra.  ) 

FuL    «  (Chi  ?)  (a  Pacuvio  con  sorpresa) 

Pac.   3?  (  Giocondo  \  ma  zitto.  ) 

p\iL    ,y  (Anzi...  (avoca 

alta  in  allo  di  volerlo  palesare) 

Pac,    fy  (a  Fulvia  opponendosi)  (  •'^^  :  zitto  : 

}y  Giacche  per  suj  decoro 


Gioc. 
Con. 

Gioc, 
Bar. 
Mac. 

Pac. 

Fai. 
Pac. 
Con. 

Mac. 

Gioc. 

Con. 


Pac, 
Fui 


Con. 


SECONDO  37 

Di  non  farne  parola  el  m' ha  pregato  : 
Ed  io  glieP  ho  promesso  ^  anzi  giurato.  ) 
(Gran  contrasto  han  fra  loro.)    (al  Conte  os- 
servando  gli  uni,  e  gli  altri) 
(a  Giocondo)  (  lo  Co' buffoni 

Mi  diverto.  ) 

(  Io       annojo.  ) 

(a  Macrobio)  (  Ebben  ?...  ) 

(alla  Baronessa)  (Senz'altro 
La  disfida  io  farò.  ) 
(a  D.  Fulvia)  (  L'  avrei  potuto  5 

Come  un  tordo  infilzar^  ma  troppo  io  sono 
Tenero  per  natura  ^  e  sensuale.  ) 
(S'è  così  j  son  contenta.  )^  (a  Pacuvio) 

(  E  tal  e  quale.  ) 

Nel  vicin  bosco ,  amici , 
A  divertirci  andiamo. 

Il  moto  giova 

All'  appetito. 

I  cacciatori  ^  io  credo  ^ 
Partiranno  a  momenti. 

(ad  un  domestico  che  parte  subito)  Ehi^  vanne  tOStO 
La  Marchesina  ad  avvertir.  Se  poi 
Volesse  alcun  di  voi 
Dar  prove  di  bravura^ 
Prenda  il  fucil. 

(parte  in  fretta)  Voglio  provarmi. 

In  casa 

Per  alcune  faccende 
Io  resterò. 

Come  vi  aggrada.  Andiamo,  (parte  col 
Cavaliere  Giocondo  e  tutli  gli  altri) 


36 


ATTO 


SCENA  II 

Macbobto  ,  e  la  Baronessa  in  atto  di  partire , 
e  Donna  Fulvia  ,  che  la  traltiene. 

Fui.  "Baronessa  5  ascollate.  (  parlandole  air  orecchio  ) 
Bar,      Possibile  ? 

Fui,     "  Senz'altro.  Addio,  (partendo  con  brio) 

Bar,  Che  intesi 

5>  Per  vostro  e  mio  rossori  Già  Donna  Fulvia 

«  È  vendicata  ,  ed  io  .  . .  (a  Macr.) 

Mac.  9i  Che  dite  ? 

Bar.  Or  sappi  ^ 

5>  Che  5  vinto  il  Cavalier,  la  vita  in  dono 

55  Da  Pacuvio  impetrò. 
Mac,  '5  Bu,  bu  .  . .  che  bomba  ! 

Bar.   55  Pacuvio  il  disse. 

Mac.  5>  E  quando  mai  Pacuvio 

55  Disse  una  verità  l 
Bar.   v  Pretesti  a  parte. 

Mac,  y>  Io  pretesti  ?  stupisco. 
Bar.   5)  O  sfida  il  Conte  , 

55  O  non  sper^ir,  ch'Io  più  ti  guardi  in  faccia. 

5>  L'  esige  V  onor  mio. 
Mac,  5>  Dopo  la  caccia,  (partono) 

SCENA  III 

Bosco  5  con  veduta  di  una  Valle. 

(  scena  vecchia  ) 

Pacuvio  col  fucile    e  Coro  di  Cacciatori. 

Coro  A  caccia,  o  mio  signore ^        (a  Pacuvio) 

Poeta  eccellentissimo  : 
Se  siete  cacciatore , 

Tirate 5  e  si  vedrà.  (Pacuvio  appoggia  sgar- 
halamentc  il  fucile  ora  alla  spalla  sinistra,  ora  alla  destra) 


SECONDO  39 

Ma  bravo  !  .  .  .  anzi  bravissimo  ! 

Gran  preda  si  farà.  (  ironicamewte  ) 

Gli  uccelli  andranno  al  diavolo 

In  piena  sanità.  (  il  Coro  parte  ) 

.    Si  5  si  5  ci  parleremo  :  (verso  i  cacciatori) 

Con  un  figlio  di  Pindo  e  d'  Elicona  , 
Quando  mira  davver,  non  si  canzona,  (parte) 
(succede  temporale) 

SCENA  IV 

Giocondo  solo. 

Oh  come  it  fosco  impetuoso  nembo 
Ci  separò  !  Clarice  !  oh  dove  sei  ! 
Perchè,  perchè  non  vieni   -  io  t'amo,  e  vivo 
Disperata  la  vita  ai  mali  in  seno 
E  amore  ,  amore  intanto 
Tutto  mi  toglie  ,  e  mi  condanna  al  pianto. 
Amor  5  fra  tanti  palpiti  , 
Tu  r  alma  mia  conforta  j 
Se  tu  le  sei  di  scorta , 
Mai  vacillar  saprà. 
Sgombrato  il  nembo , 
Tranquillo  il  core, 
Aure  felici , 
^  Di  pace  in  grembo , 

Nel  sen  d'  amore 
Respirerà.  (parte) 

SCENA  V 
Giardino  ,  come  nelP  Atto  primo. 

Donna  Fulvia  ,  Fabrizio  ,  indi  Pacuvio  affannato. 

/.    Io  posso  dir  d'  averla  indovinata 
Restando  in  casa. 


4o  ATTO 

Fah,  E  stato  veramente 

Un  fiero  teinporal. 
Pac.   (a  Fab.)  Corri  ^  affretta. 

Fah.  Dove  ?  che  fu  ? 

Pac,  Per  asciugar  gli  scritti 

Sono  entrato  in  cucina  ^  ivi  alla  recita 
P'  una  mia  scena  dolcebrusca  ^  il  cuoco 
E  caduto  in  declivio. 

Fah.   La  vuol  dire  in  deliquio. 

Pac.   Certo  ^  è  la  delinquente  in  un  cantone. 

Fah.  Sarà  stata  la  puzza  del  carbone.      (partendo  in 

Pac.    Ah!  Donna  Fulvia^  se  non  era  il  tempo,  frctia) 
Avrei  fatto  una  strage 
Di  salvaggiume:  altro  perciò  non  posso 
Esibirvi  che  questo 

Picciolo  segno  della  mia  bravura,  (mettendo  fuori 

di  tasca  on  piccolissimo  uccello  morto) 
Fui.     Non  so  che  farne,  (voltandogli  le  spalle,  e  partendo) 

Pac.  (  E  morto  di  paura.  )    (  par- 

tendo anch''  esso) 

SCENA  VI 
11  Conte  AsDBUBALE    e  il  Cavalier  Giocondo. 

Gioc.  Ma  quando ,  quando  mai 

Risolverete  ? 
Con.  11  matrimonio  è  un  passo  , 

Un  passo  grande  ! 
Gioc.  E  non  vi  basta  ancora  .  ,  . 

Con.  Risolverò  :  per  ora 

Pensiamo  a  divertirci  con  Macrobio  , 

Che  sfidarmi  dovea. 
Gioc.  Come  vi  piace. 
Con.  Andiara. 

Gioc.  (Che  strana  idea  !  ) 

(entrambi  in  atto  di  partire) 


SECONDO 
SCENA  Yll 


4t 

r 


La  Marchesa  Clarice  tult'  allegra  con  una  lettera 
dissLiggellata  in  mano ,  e  delti. 

Clar,  Amici  j  oh  !  qual     una  sorella  al  cuore  (an- 
sante per  la  gioja) 
Soave  annunzio  inaspettato  !  Udite  : 
Il  Capitan  Lucindo  ^ 

Il  mio  caro  Lucindo  ,  il  mio  gemello  ... 
Con.   Dagli  Elisj  tornò  ?  (in  aria  di  scherzo) 

Clar,  Quegli ,  di'  estinto 

Da  ciascun  si  credea ,  vive',  e  son  questi  ^ 

Dopo  sett'  anni  di  silenzio  ,  i  suoi 

Preziosi  caratteri,      (  Perdona  ^     (  sorpresa  degli 

altri  due) 

5?  Ombra  del  mio  german^  se  alPuopo  io  cliiamo 

"  De'  miei  disegni  il  nome  tuo.  ) 
Con.  Ma  dove 

"  Si  trattenne  finor  ? 
Gioc,  ^5  Perchè  non  scrisse? 

Con,   j>  Fu  priglonier  ? 

Clai\  j?  Noi  so  :  di  tutto  a  voce 

^>  M'  informerà.  L'  ottavo  sole  appena 
Sorgea  di  nostra  età  ^  quando  il  destino 
Ci  separò  ^  pur  le  sembianze  ancora 
Io      ho  presenti. 
Con.  Eppoi 

yy  Specchiandovi  .  .  . 
Gioc,  yy  Sibben  ,  le  avete  in  voi. 

Con.  yy  S'  egli  è  ver  ^  eh'  eravate  .  .  . 
Clar.  yy  Certamente  ; 

yy  Eravam  somiglianti, 

yy  Come  due  goccie  d'acqua.  Oh  quante  volte 
>y  La  nostra  buona  juadre 


42  ATTO 

)y  Con  le  cangiate  fanciullesche  spoglie 

^?  Le  paterne  pupille 

Tradì  per  giuoco  !  e  un  dolce  error  di  nomij 

5>  Non  già  d'  affetti  ^  risuonò  su  i  labbri 

«  Del  comun  padre  ! 
Con.  '9  Io  mi  consolo. 

Gìoc»  }y  A  parte 

^  Son  de'  vostri  contenti. 
Clar.  ?5  Se  il  permettete  ,  alla  cittade  io  volo  j 

Dove  m'  attende  il  mio  german.     (  al  Conte  ) 
Con.  9>  Che  venga 

9ì  Ei  stesso  qui. 
Clar,  Bre^e  in  Italia  ^  ei  scrive  ^ 

Sarà  la  mia  dimora  / 

Nè  soglio  abbandonar  la  compagnia. 
Con.   Qui  la  conduca  ,  e  quanto  vuol  ci  stia. 
Clar.  Quest'  è  troppo. 

Con.  Che  troppo  ?  i  militari 

Io  sempre  amai. 
Clar.  Le  vostre  grazie  in  voce 

Dunque  ad  offrirgli  andrò. 
Con.  Sé  ricusasse  j 

MI  farebbe  un  affronto. 
Clat.  (  Già  previsto  io  l' avea;  tutto  è  già  pronto.  ) 

(  partono  ) 

SCENA  Vili 

Macrobio  ^  indi  il  Cavalier  Giocondo  j  poi  il  Conte,  e  due 
domestici^  ciascuno  de'  quali  porla  una  spada  sopra  un 
bacile. 

Mac.  Io  far  duelli?  io,  che  a' miei  giorni  mai 
Nè  pistola  adopral  -  nè  spada  ,  o  stocco 
Per  onor  di  nessuno  ?  io  5  che  una  sola 
Volta,  nè  mi  sovvien  se  bene  o  male, 


SECONDO  43 

Mi  son  battuto  a  pugni 
Per  onor  del  giornale  ? 
Io  ?..  . 

Gioc.  Macrobio.  (in  aria  fiera) 

Mac.  Signor. 

Gioc,  (gli  dà  una  pistola)  Prendi. 

Mac.  (  incomincia  a  sgomentarsi  )  Obbligato. 

Che  n'  ho  da  far  ? 
Gioc»  Sopra  di  me  spararla. 

Quando  ti  toccherà 5  come  io  quest'altra  (mo- 

Sopra  te  sparerò.  strandogli  un"* altra  pistola)' 

3Iac,  (  Lupus  in  fabula.  ) 

Ma  non  veggo  11  perchè  ... 
Gioc.  Perdi'  hai  tu  sparso  , 

Che  a  Pacuvio  lo  cercai  la  vita  in  dono. 
Mac,  L'  ho  detto  senza  crederlo. 
Gioc,  Peggio  !  Su  via  .  .  . 

Mac.  Se  vi  calmate ,  io  sempre 

Dirò  bene  di  voi  sul  mio  giornale. 

Gioc.  Potentissimi  Del  !  sarebbe  questa 
Una  ragion  più  forte 
Per  ammazzarti  subito.  Alle  corte. 

Mac.  »  Vengo...  aspettate...  (Il  Conte  è  fuor  di  casa... 
»  Altro  scampo  non  v'è...  tempo  si  prenda...) 

Gioc.  w  Terminiamo  sì  o  no  questa  faccenda?      (  a 

Mac.  5?  Lo  volete  saper?...  da  uom  d'onore  5  Macr.) 
»  Qual  mi  dichiaro ,  e  sono  ... 

Gioc.  «  Salvo  errore. 

Mac.  9i  Io  non  posso  accettar  ,  perchè  un  impegno 
w  Egual  mi  sono  assunto 
Col  Conte  5  e  1'  ho  sfidato. 

Gioc.  (osservando)  5>  Eccolo  appUUtO. 

Mac,  »  Maledetta  fortuna  ! 

Con.  Olà,  Macrobio, 

Giacche  tu  di  sfidarmi 

Non  hai  coraggio ,  io  te  disfido. 


44  ATTO 

GlOC,  (a  Miicrobio  fingendo  maraviglia)         Cotne  ? 
Dunque  ... 

Mac,  Dirò  .  .  .  (sommamente  imbarazzato) 

Gioc,  Conte  ^  scusate  ;  il  primo 

Son  io. 

Con.  Non  cedo  ;  ad  ogni  costo  ei  deve 

Battersi  meco. 
Gioù,  A'  miei  diritti ,  •  invano 

10  rmunzi  sperate. 
Mac,  (  Oh  bella  !  a  gara 

Fanno  per  ammazzarmi.)  Una  parola...  (al  Con.) 

Con,    Io  non  desisto.  (voltandogli  le  spalle) 

Mac,  Udite.  (a  Gioc.) 

Gioc,  Non  serve.  (egualmente) 

^Mac,  Io  comporrò  la  vostra  lite. 

Prima  fra  voi  colF  armi 
Il  punto  sia  deciso  : 

Con  quel  5  che  resta  ucciso,  (volendo  man - 

Io  poi  mi  batterò.  dare  la  cosa  in  celia  ) 

Gioc.      Quando  quel  cor  malnato  (al  Conte  accennando 

Dal  sen  gli  avrò  diviso...  Macrobio) 
Con,  Quando  l'avrò  mandato  (  a  Giocondo  accen- 

A  passeggiar  P  Eliso  ^  nando  Macrobio) 

a  2  Fra  noi  vedrem  ,  se  ucciso 

A  torto  io  V  abbia  5  o  no. 
Con,        Andiam.  (risoluto  a  Macrobio) 

Mac,  Voi  5  che  ne  dite?      (a  Giocondo  per 

ischermirsi  dalP  altro  ) 

Gioc,  Su  via.  (risoluto  a  Macrobio) 

Mac,  Voi  lo  soffrite?  (al  Conte  come  sopra) 

Con,  Orsù.  (prendendolo  per  un  braccio) 

Mac,  Qiiest'  altro  freuie.        (al  Conte  accen- 

nando Giocondo  ) 

Gioc,  Non  più.  (prendendolo  egualmente  per  un  braccio) 

Mac,  Quest'  altro  grida,    (a  Giocondo  ac- 

cennando i!  Conte) 


SECONDO  4^5 

Con-yGioc.  Ebben  5  V  acciar  decida  (  V  uno  air  altro  dopo 

avere  alquanto  pensato) 
Chi  primo  ha  da  pugnar, 
Mac.  (Comincio  a  respirar.)    (  tirandosi  da  part^. 

Ad  un  cenno  del  Conte  si  avanzano  i  due  dome- 
sliei,  uno  verso  il  Conte  medesimo ,  Taltro  verso 
Giocondo,  presentando  loro  le  rispettive  spade) 
GiOC^Corz.  Ecco  i  soliti  saluti,     (con  le  spade  medesime) 
a  3 

Detti        (Del  duello  inaspettato  (facendosi  segnali  dintel- 

Si  consola  il  maledetto  ^      ligenza  fra  loro  ) 

E  non  sa,  che  per  diletto 

Lo  faremo  ancor  tremar.  ) 
Mac,      (  Son  quei  ferri  molto  acuti  5 

Far  potriano  un  belP  effètto  : 

Sol  due  colpi  in  mezzo  al  petto  y 

E  finisco  di  tremar.  ) 
Cofl^        Con  permesso,    (dopo  essersi  messi  in  positura,  ed 
incrocicchiate  le  spade^  il  Conte  volge  la  punta  a  terra) 
Gioc.  (egualmente)  Io  fo  lo  stesso. 

Mac.  Che  vuol  dir?  che  nuova  c'è?  (tÌLu3>ant^) 

Con.       Il  padi^ne  della  casa 

Ceder  deve  al  forestiero  : 

E  con  lui  pugnar  primiero  (a  Giocondò  ac- 
cennando Macrobio) 

Tocca  a  voi  j  non  tocca  a  me. 
Mac.      Non  è  vero  ,  non  è  vero 

Io  protesto  per  mia  fe. 
Gioc,      Quest'  ò  vero  ,  quest'  è  vero  ^ 

Senza  dubbio  tócca  a  me. 
Mac,      Ma  che  un  mezzo  non  vi  sia  (al  Conte  in  aria 

D'  aggiustar  questa  faccenda?  supplichevole^ 

Con.  Per  esempio...  si  potria...  (fingendo  pensare) 

Gioc.         Presto 5  a  noi^  che  più  pensar?  (invitando 

Macrobio  ) 

Mac.         Via  j  lasciatelo  pensar.  (a  Giocondo) 


46  ATTO 

Con.       Quando  il  forte  a  noi  si  arrenda ,  (al  medcsijno) 

Si  potria  capitolar. 
Gioc.       Capitolar  ?  (fingendo  di  rifletterci) 

Mac.  Bravissimo  !    (applaudendo  al  Conte  cou 

Gioc.  Per  me  son  contentissimo  !  trasporto) 

D'  usar  facilità. 
Con.       In  termine  brevissimo 

L'  affar  si  aggiusterà. 
Mac,      Ripiego  arcibellissimo  ! 

Di  meglio  non  si  dà. 
Con.       Per  prima  condizione      (a  Giocondo  accennando 

Fissiam  ^  di'  egli  è  un  poltrone.  Macrobio) 
3Iac.  Si  accorda. 

Con.  Un  uom  venale. 

3Iac.  Si  accorda    non  c'  ò  male. 

Con.  Un  cicisbeo  ridicolo. 

Mac.  Si  accorda  il  terzo  articolo. 

Con,  11  fior  degli  ignoranti. 

Mac.  Adagio. 

Con.  Avanti.  (con  forza) 

Gioc.  Avanti. 
Mac.  Distinguo  :  in  versi ,  o  in  prosa  ? 

Co7i.^Gzbc.  S' intende  in  ogni  cosa.  (come  sopra) 

Mac.  Eppur  .  .  . 

Gioc.^Con.  (minacciandolo)  Che  dir  vorresti  ? 
Mac.  Che  articoli  si  onesti 

Non  posso  ricusar. 

Con.  e  Gioc. 

Gli  '  articoli  son  questi  ^ 

Non  v'  è  da  replicar.      (il  Conte  c  Giocondo 
rendono  le  spade  ai  rispettivi  domestici) 
a  3  Fra  tante  di  sfide 

La  piazza  è  già  resa  : 
Giammai  non  si  vide 
Più  nobile  impresa: 


SECONDO 


D'  accordo  noi  siamo  :^ 
Cantiamo ,  balliamo  : 
La  gioja  sul  viso 
Ritorni  a  brillar. 


(  partono  ) 


SGENA  IX 


Villaggio  j  con  veduta  della  parte  posteriore 
del  Palazzo  del  Conte. 


Pacuvio  dalla  casa  del  Conte  ;  poi  Donna  Fulvia  : 
indi  la  Baronessa  e  Machopio. 


Pac.    Chi  non  nega  si  annega  : 

Eh ,  non  v'  era  ,  per  Bacco  !  altro  riparo. 

Piaga  (V  acuto  acciaro 

Sana  r  acciaro  islesso.  Metastasio 

Mi  rubò  guest'  idea  giusta  ^  giustissin^a. 

Infatti  una  bugia  , 

Che  Donna  Fulvia  pubblicò  5  m'  avea 

Pùdotto  a  brutto  stato  : 

Con  un'  altra  bugia  mi  son  salvato. 

FìiL  Menzognero  ;^  impostor  !  darmi  ad  intendere  ?... 
(  Pacuvio  intanto  si  va  guardando  intorno  come  se  cercasse 
Che  cerchi  ?  qualcuno) 

Pac.  Con  chi  parla  l 

Fui    Con  te. 

Pac,  Con  me  ?  Sa  chi  son  io  ? 

Fui.  Pacuvio. 
Pac.   Pacuvio  menzogner  ?  Giove  mi  scortichi 
Se  una  sola  bugia 
Ho  detta  in  vita  mia. 
Mac.  No  5  Baronessa,  (aggiran- 

dosi per  la  scena ,  ed  asciugandosi  il  sudore ,  come  se 
ritornasse  da  una  grande  impresa) 

Non  son  ferito.  Oh  se  veduto  aveste  ! 


48  ATTO 

Bar.  Dite  su. 

Mac,  Cose  grosse! 

Bar.    (  con  impazienza  )       Ebben  ? 

Mac.  (sempre  passeggiando)  Siam  vivl  j 

Perchè  siacn  vivi. 
Bar.  (  come  sopra  )         In  somma . . . 
Mac.  (  avvedendosi  di  Pacuvio)  EccO  il  bugiardo  , 

Cagion  del  mio  periglio. 
Fai.    Prendi  che  ben  ti  sta.  (aPacuw) 
Pac.   (  a  Macrobio  )  MI  ineraviglio. 

Mac.  Qual  cimento  ineffabile  !  (  come  sopra  senza  badare 
Bar.  Ma  come         a  Pacuvio  ) 

Lo  terminaste?  (  con  estrema  impazienza  ) 

Mac.  Come  ?  da  par  mio. 

Bar.   Cioè  ? 

Mac.  Cioè  . .  .  che  interrogar  molesto  ! 

Dicendo  da  par  mio  ^  s'  intende  il  resto. 


SCENA  X 

Fabrizio  e  detli.  Diversi  abitanti  del  villaggio 
s' incamminano  verso  la  campagna  in  aria  di  curiosità. 

Fah.    Eccolo.  (Macrobio  continua  a  passeggiare  in  grande  e.  s.) 

Fui  Chi  ? 

Fab.  Luciti  do. 

Bar.  Il  Capitano  ? 

Pac.   Il  gemello  germano  \  .  .  , 

Fah.  Sì  5  della  Marchesina. 

Mac.  Io  volentieri  5 

Qnantuncjuc  militar  ^  l'avrei  vedalo 

Nel  caso  mio. 
Fai.  Le  somiglianze  rare  (intanto  Pacuvio) 

con  un  fo;^lio  spiegato  va  facendo  dei  gesti  ) 

Fra  la  sorella  e  lui 

Di  veder  SOn  cm*iosa.       (  Macrobio  continua  la  sua 

pantoniima) 


SECONDO  49 

Bar,    Se  a  lei  somiglia  non  sarà  gran  cosa. 
Fab.  (  Che  pettegole  !  )  Io  vado 

Per  ordine  del  Conte  ad  incontrarlo.  (  Fab.  parte) 
Fui    Che  fai  Pacavi o  ? 
Pac.  Io  parlo 

Con  Demetrio  Evergete. 
Bar,   Zitto:  s'avanza  il  Capitan,  (aPacuvio) 
Fui.   (  al  motlcsirao  )  Tacete. 
Bar,   Tiriamoci  in  disparte. 
Mac,  Oggi  d'  esser  mi  sembra  un  altro  Marte. 

(  si  ritirano  senza  partir  dalla  scena  ) 

SCENA  XI 

Detti  in  disparte:  la  3Iarcliesa  Clarice  in  abito  militare,  un 
Tenente,  un  Sergente  ,  due  Caporali  e  Soldati  :  Fabrizio 
di  ritorno  :  abitanti  del  villaggio,  e  servi  del  Conte  die 
restano  indietro. 

Clar.  Se  P  itale  contrade 

Che  in  fanciullesca  etade 
Abbandonai  ^  preme  il  mio  pie  •  se  vidi 
Il  ciel  natio  ^  se  dell'  amata  suora 
Sulle  stanche  pupille  io  tersi  il  pianto  ^ 
Valorosi  compagni  •  è  vostro  il  vanto. 

Se  per  voi  le  care  io  torno       (ai  soldati) 
Patrie  sponde  a  vagheggiar  , 
Grato  a  voi  di  sì  bel  giorno 
Il  mio  cor  sapro  serbar. 
Coro  di  soldati 
L'  esemplo  ^  il  tuo  periglio 
A  noi  servì  di  sprone  ^ 
Ne  bomba  ^  nò  cannone 
Potevacl  arrestar. 
Clar,  Viva  il  desìo  di  gloria  ^ 

Che  air  alme  amar  non  vieta  : 
Ciascun  con  me  ripeta  ~ 
Marte  trionfi  e  Amor! 


5o  ATTO 

(Sotto  r  intrepida  -  viril  sembianza 
Sento  a  risorgere  -  la  mia  speranza  : 
Fra  i  dolci  yjalpiti  -  s'  infiamma  il  cor.) 
Coro  Qual  volto  amabile  !- vivace  e  nobile! 

Che  ardir  magnanimo  -  gì'  infiamma  il  cor  ! 
(  Clar-ice  entra  col  seguito  in  casa  del  Conte ,  accompa- 
gnata da  Fabrizio  e  dai  domestici  del  Conte  medesimo  ; 
gli  abitanti  del  villaggio  si  disperdono  ) 

SCENA  XII 


La  Baronessa,  e  Macrobio  ; 
Pacuvio  e  Donna  Fulvia  che  si  avanzano. 


Bar,  Che  ne  dite  ^  Macrobio  t  io  non  ci  trovo 

Questa  gran  somiglianza. 
Mac,  Io  son  d'  avviso  , 

Che  non  v''  è  differenza  in  quanto  al  viso. 
Bar,   Diamine  !  siete  cieco  ?  Il  Capitano 

E  assai  di  lei  più  bello. 
Fai,    Sembra  5  che  non  le  sia  neppur  fratello,  (a  Pac.) 
"  Pac,       Eppur  .  .  . 

Fui,    >^   ^        Non  v'  è  confronto.  Baronessa , 

^3  E  ver  5  che  non  somigliano  ? 
Bar,   9y  Lo  stesso 

Dico  anch'  io. 
Fui,       (a  Pacuvio)    Lo  sentite  ? 
Bar,    >y  Vedete  se  ho  ragione  ?  (a  Macrobio ) 

Mac,  Signor  si. 

Fui,    iy  Siete  convinto  ancor  l  (  a  Pacuvio  ) 

Pac,    55  Sarà  così ,  . . 

Bar,   (  Voglio  a  lui  presentarmi 

Prima  che  torni  il  Conte.  )  Con  permesso,  (a 

Macrobio  ) 

3Iac,  Si  nccomodi.  (la  Baronessa  entra  in  rasa  del  Conte) 
Fui.    (  osserva  la  Baronessa  )  (Ho  capito.)  Addio  Pacuvio. 


SECONDO  5i 

Pac.  Si  serva. 

Fui  (  Anche  a  me  piace  il  militare* 

Nè  mi  lascio  da  un'  altra  soverchiare.)  (enti-a 
anch'' essa  in  casa  del  Conte) 
Pac.   «  Le  nostre  dame  ,  amico  ^ 

??  Ci  han  qui  piantato. 
Mac.  5'  Il  marziale  aspetto 

99  Val  più  assai  che  un  articolo  e  un  sonetto. 

(entrano  in  casa  del  Conte) 


SCENA  XIII 
Atrio  come  sopra. 

Clakice  in  abito  militare  ,  il  Conte  Asdrubale 
e  il  Cavalier  Giocondo. 

Con,    Scusate  Capitan  ...  (in  atto  di  pregare) 

Clar.  (in  aspetto  fiero)    Tutto  m'  è  noto. 

Con,   Ch'  io  sappia  almen  da  lei  .  .  . 

Clar,  No  5  mia  sorella 

Più  non  vedrete.  Cavaliere^  a  voi  (a  Giocondo) 

La  destra  io  n'  offro. 
Gioc,  Io  la  ricuso  :  amico  ^ 

Prima  che  amante^  io  fui. 
Clar,  La  vostra  ammiro 

Non  volgare  amistà.  Lungi  da  questi 

Lidi  per  lei  funesti 

Clarice  io  condurrò. 
Con,    (con  sorpresa  ed  affanno)  Voi? 
Clar,  (  con  forza  )  Si. 
Con,  :( smanioso  a  Giocondo)  (  Me  stessO 

In  me  non  trovo.  ) 
CUir.  (In  quelle  smanie  io  veggo 

Il  mio  trionfo.  ) 


52  ATTO 

Con.  -     E  partirà  Clarice        (a  Clarice 

Per  non  tornar  mai  più?         (quasi  piangendo) 

Clan  D'  avervi  amato 

Arrossii^à  ,  quando  ragione  e  tempo 
Resa  le  avran  la  sospirata  calma. 

Con.  Oh  Dio  !  .  . .  qual  su  quest'  alma  (  appoggiandosi 

a  Giocondo) 

Piomba  improvviso  gel  !  ...      amarla  tanto 
Io  non  credeva:  Il  mio  rigor  condanno  ^ 
Ah  !  che  forse  per  lei  morrò  d'  affanno. 

Ah  !  se  destarti  in  seno  (  a  Clarice  ) 

Per  me  pietà  non  senti , 
Lascia  eh'  io  speri  almeno 
Dall'  idol  mio  pietà. 
Caro  amico 5  ah!  tu  lo  vedi .  ..(a  Giocondo) 
Ah  di  me  che  mai  sarà  ? 
Al  mio  duol  se  tu  non  cedl^  (a  Clarice) 
Mostro  sei  di  crudeltà. 
Non  vedrò  mai  più  Clarice  ! 
E  fia  vero  ?  -  Oh  me  infelice  ! 
Ah  !  di  lei  per  mio  tormento  (  a  Clar.) 
Le  sembianze  in  te  i^avviso  : 
Il  tuo  volto  in  due  diviso 
M'  innamora  e  orror  mi  fa. 
Più  bramar  non  so  che  morte  ^ 
Altra  speme  a  me  non  resta  : 
L'  ora  estrema  ,  oh  Dio  !  fu  questa 
Della  mia  felicità.      (parte  furiosamente,  e 
Giocondo  lo  segue  ) 

Clar.  9?  Quanto  costa  una  colpa  ! 

Quanto  soffersi,  a  simular  non  usa, 
99  Nè  ad  infierir  !  Povero  Conte  !  amarlo  , 
w  Saper  che  m'  ama,  e  maltrattarlo  !  è  vero: 
^  Ma  de'  comuni  affetti 
«  Stato  ei  sarebbe  ad  onta  sua  tiranno, 
S'  io  non  compia  questo  felice  inganno. 


SECONDO 


53 


SCENA  ULTIMA 

La  Baronessa  j  poi  Donna  Fulvia  e  detta; 
finalmente  tutti  ^  ciascuno  a  suo  tempo. 

Bar,   Siete  alfin  solo  :  impaziente  io  stava 

Aspettando  il  momento  .  •  . 
FuL    (  correndo  spaventata  )  Se  non  era 

Il  Cavalier  Giocondo  5 

Il  Conte  si  uccidea. 
Clar,  (  con  somma  agitazione)  (Che  sento  !  )  Ed  Ora  ? 
FuL    ^?  Scrive. 
Clar.  5?  (  Respiro.  ) 

Bar,    «  (  a  Donna  Fulvia  )  E  perchè  mai  ? 
Fui    5>  Si  crede , 

Che  il  signor  Capitan  gli  abbia  intimato  . . . 
Fab,  Ah  !  signor  Capitan  ...  (  correndo  ) 

Clar.  Che  cosa  è  stato  ? 

Fab,  Leggete  e  poi  firmatevi  — 

Lucindo  per  Clarice  sua  sorella  ~ 

O  il  padron  si  dà  fuoco  alle  cervella. 
Bar,   Caspita  !  11  caso  è  serio. 
Clar,  (  Oh  me  felice  ! 

Scrivo  il  mio  nome  :  ei  stupirà.  —  Clarice.  ) 
Fab,  Grazie. 

Bar,  (  Che  nuova  c'  è  ?  )  <  a  Fabrizio) 

Fab,    (  alla  Baronessa  )  (  Credo  che  sia 

Carta  di  matrimonio.) 
Clar.  A  queste  dame 

5?  Domando  mille  scuse. 
Bar.  5?  Io  più  di  mille 

j)  Ne  domando  anzi  a  voi  ^  se  forse  troppo 
Importuna  vi  SOn.  (in  aria  di  galanteria) 

Fui,  Volano  P  ore  (egualmente) 

«  In  vostra  compagnia. 


54  ATTO 

Bar,   ^5  Sembrano  istanti,  (c.  s.) 

Ciaf,      Siete  troppo  gentili.  (Anzi  sguajate.  ) 

FuL       Oh  5  grazie. 

Bar.   >5  E  sua  bontà. 

Clar.  (  Quando  sapranno 

«  Quel  die  so  io.  ) 
Fab,   (  al  Conte  neir  escile  )  La  Marchesina?  Oh  bella! 

Non  P  ho  neppur  veduta. 
Con,    (mostrando  il  foglio  che  ha  in  mano)  Ed  io  ti  dicO 

Che  questo  è  suo  carattere. 
Pac,    (  osservando  il  fogUo  )  Senz'  altro. 

Con.  Io  lo  conosco. 

Gioc,  Non  v'è  dubbio.  (  facendo  lo  stesso) 

Mac.  (a  Fabrizio  osservando  anch^sso)      Hai  tortO. 
Fab.  Or  lo  vedremo.  Il  Capitan  Lucindo 

Per  me  risponda. 
Clar.  Io  parlerò.  Fabrizio 

Non  ha  nè  torto  ^  nè  ragion  :  mi  spiego  : 

Conte  5  io  spero  che  siate 

Disposto  a  perdonarmi. 
Con.  Io  sì. 

Clar.  Ne  chieggo 

La  destra  in  pegno. 
Con.  Eccola  ^  o  caro  ;  io  tutto  ^ 

Or  che  ottenni  Clarice ,  a  voi  perdono. 
Clar.  Luciudo  non  tornò  :  Clarice  io  sono,  (stupore 
Con.^  Gioc.^ 01  Clarice?  uiiiversale) 
Bar.^  Fui.  Qual  inganno  ! 

Mac.^Pac.  Qual  sorpresa  ! 
Fab.^  Coro  Qual  portento  ! 

Tutti  Questo  nobile  ardimento 

Chi  poteva  immaginar  ? 
Clar.      «  Trasformando  alila  me  stessa  , 
j?  Aguzzai  d'  amor  lo  strale  , 
^>  La  sorpresa  universale 
9y  Mi  fa  r  alma  in  scn  brillar. 


SECONDO  55 

Bar.^Fub^  Che  improvviso  temporale  ! 

9^  Ci  avrei  fatta  una  scommessa: 
>y  Ali  !  pur  troppo  è  dessa  ,  è  dessa  ^ 
5?  E  ci  seppe  corbellar. 
Pac.  Donna  Fulvia  .  .  . 

Mac,  ,  "  Baronessa  .  .  . 

Pac.^  Mac,     E  venuto  il  temporale. 

5?  Si  è  smorzato  il  mio  fanale , 
J5  Cesso  alfin  di  smoccolar. 
Con.^Gioc.1^  Da  stupor  ^  da  gioja  eguale 

}y  Non  fu  mai  quest'alma  oppressa: 

Ma  la  gioja  omai  prevale  ^ 
5?  Già  non  so  che  giubilar. 
Faò.Coro     Da  stupor  ,  da  gioja  eguale  (verso  il  Conte) 
,  j?  Non  fu  mai  quell'  alma  oppressa  : 
Ma  la  gioja  ornai  prevale  ^ 
5?  E  non  sa  che  giubilar. 
Co7i,       "  Cara 5  perdon  ti  chiedo.  (a  Clarice) 

Clar,  "  Perdon  ti  chiedo  anch'  Io      (  al  Conte  ) 

Gioc.  «  Ragion  per  me  non  vedo      (  con  brio  a 

5?  Di  starsi  a  supplicar.  Clarice  e  al  Conte) 
Con.  >^  Quanto  vi  deggìo^  amico  !  (  a  Giocondo  c.  s.) 
Gioc,         '5  Lo  stesso  io  pur  vi  dico  : 

55  Lasciamo  i  coaiplimenti. 
Mac.^  Pac,  »  Piuttosto  andiamo  a  pranzo  : 
Pria  che  la  lingua  ,  i  denti 
??  Bisogna  esercitar. 
??  E  sopra  P  altre  cose 
j?  CoQ  pompa  ed  allegria 
j?  Le  nozze  portentose 
55  Si  pensi  a  festeggiar. 
Bar.j)  Fui  "  Veder  chi  si  marita  ^  (  la  Baronessa  a  Ma- 
crobio  e  Donna  Fulvia  a  Pacuvio  ) 
59  E  starli  a  contemplar  . . . 
M7C.^Pac.5?  Madama  5  Pho  capita:  (interrompendole) 
55  Son  grato  al  vostro  affetto  ^ 


56 

Mac. 
Con, 


ATTO  SECONDO 

Ma  per  parlarvi  schietto  , 
5.  CI  voglio  un  po'*  pensar. 
Via  su,  sia  per  non  detto  :  (  voggcndo  eh 
la  Baronessa  se  ne  rammarica,  le  porge  la  destra 
jj  Vi  voglio  contentar. 
Finor  di  stima  io  fui 
Verso  le  donne  avaro  : 
Da  questo  giorno  imparo 
Le  donne  a  rispettar. 

Clarice j>  Macrohio^  Giocondo  e  Conte  ^ 


Il  cor  di  giubilo 
Brillar  mi  sento: 
Non  so  reprimere 
Quel  sentimento  5 
Che  in  petto  l'anima 
Mi  fa  balzar. 

5)  Del  paragon  la  pietra 
J5  A  tempo  usar  conviene 
35  Chi  prova  e  non  risolv 
3>  Un  seccator  diviene-, 
j?  Si  rende  altrui  ridicolo 
«  Per  farsi  singoiar,  à 


indi  tutti. 


FINE